L'ultimo grande match di mia nonna


Nei primi mesi del 2003 mia nonna continuava ad allenarsi con una foga ed una violenza mai vista. Tutta questa frenesia appariva inspiegabile ai miei occhi. Dalla seconda metà del 2002 in avanti smise di bere gli alcolici e adottò una dieta rigidissima con un apporto minimo di carboidrati. Al pranzo di natale del 2002 impose a tutta la famiglia di mangiare petto di pollo ed una torta proteica come dolce. Nessuno osò contrapporsi a mia nonna, dato il regime di terrore che era riuscita ad instaurare con i suoi metodi poco ortodossi e financo violenti. Da gennaio a marzo dedicava almeno 4 ore al giorno all’allenamento, con lunghe sessioni di corsa al mattino e sparring o sacco nel pomeriggio. Era tantissimo tempo che non la vedevo così in forma.

Il suo compleanno era il 18 marzo e mi aveva dato precise istruzioni. Avrei dovuto presentarmi a casa sua nel primo pomeriggio e dirigermi nel garage. “Voglio regalarmi qualcosa di speciale per questo 76esimo compleanno” mi aveva detto, senza far trapelare nient’altro. La curiosità lato mio era molta ma non lo diedi a vedere a mia nonna: non sopportava i curiosi e avrebbe potuto reagire molto violentemente ad una qualsiasi domanda. Arrivò il 18 marzo e mi recai a casa sua. Con mia grande sorpresa, fuori dall’abitazione vidi parcheggiate 4-5 macchine con targa britannica (e volante a destra). Poi, dirigendomi verso il garage (il luogo nel quale mia nonna aveva allestito una piccola palestra), sentii un vociare crescente: c’erano molte persone. Forse mia nonna aveva invitato dei suoi amici, ma non sapevo che avesse conoscenze nel Regno Unito.

Entrai nel garage e vidi qualcosa di incredibile e inspiegabile. Da una parte vidi mia nonna che si stava scaldando con una serie di combinazioni ai pad; a supportarla c’era Maurizio Calzettoni, il vicino di casa. Maurizio, un uomo che all’epoca aveva una 50ina d’anni, era stato anch’egli un pugile (di infimo livello) ed aveva studiato educazione fisica. Era un ottimo preparatore atletico, specializzato nella preparazione pugilistica, e quel giorno scoprii che mia nonna si affidava spesso ai suoi consigli. La crew improvvisata di mia nonna includeva poi Galli, un vecchio alpino compagno di bevute di mia nonna (probabilmente l’unico che reggeva l’alcool più di lei), Giuliano, una specie di Bud Spencer emiliano (anch’egli grande bevitore) e, a mia insaputa, me. Le amiche di mia nonna, un gruppo di vecchie spugne sue ex-colleghe di lavoro, erano sedute in prima fila a bordo ring: ovviamente stavano già bevendo da far schifo e dicevano un mucchio di cazzate senza senso; ridevano in maniera sguaiata e urlavano facendo un gran baccano. Avevano comprato di tutto al discount del paese: birre di sottomarca che solo loro potevano bere, vodka e whisky dai nomi sconosciuti. Tutto quello che costava meno per poter bere in più possibile a parità di budget. Insomma, per loro l’incontro di mia nonna era solamente l’ennesima occasione per ubriacarsi e farsi compatire dalle altre persone.

Dall’altra parte del garage c’era invece un gruppo di persone, quasi tutte di colore. Subito non capivo chi fossero, ma poi, osservandoli bene, vidi che il pugile avversario di mia nonna era Lennox Lewis, all’epoca campione del mondo dei pesi massimi. Alto 1.96 e dal peso di 111 kg, Lewis aveva battuto da qualche mese il declinante Mike Tyson ed era considerato uno dei massimi più forti di sempre. A dir la verità, subito pensavo fosse qualcuno che gli somigliava, ma poi mi convinsi che non poteva essere altri che lui. Chiesi spiegazioni a Galli e a Giuliano, ma avevano iniziato entrambi a bere e non si capiva nulla di quello che dicevano. Solo Calzettoni poteva aiutarmi, ma era impegnato nel riscaldamento e nel bendaggio di mia nonna.

Pochi minuti prima del match arrivò l’arbitro, Florido Barbieri, un insegnante di sostegno di 40 anni ma che ne dimostrava almeno 20 di più. Florido volle parlare con i due atleti prima dell’incontro ed ebbi finalmente modo di chiedere a Maurizio cosa stesse accadendo. In sostanza, nei mesi precedenti all’incontro mia nonna, che non conoscendo l’inglese aveva chiesto il supporto dello stesso Calzettoni, aveva iniziato a scrivere mail chiaramente provocatorie a Lennox Lewis: “sei una fottuta femminuccia”, “non hai mai incontrato un duro come me”, “non tornerai mai vivo dall’Italia”. Per qualche misterioso motivo, Lennox Lewis aveva risposto a queste mail con altrettanta tracotanza ed aveva deciso di presentarsi qui per dare una lezione a spaccaculi27@hotmail.com (l’indirizzo mail di mia nonna). Arrivato in Italia, era ovviamente rimasto sorpreso di capire che il suo hater fosse una signora italiana di 76 anni alta 1 e 58 e dal peso di 69kg; avrebbe voluto tornare indietro, ma mia nonna gli aveva assestato un gancio destro al corpo facendolo incazzare di brutto. Lennox aveva quindi deciso di rimanere e dare una lezione a questa vecchia pazza. Si accordarono per un incontro breve, sulle cinque riprese. Mia nonna subito avrebbe voluto fare un incontro di 12 round, ma poi accettò la breve distanza dicendo “me ne bastano 5 per buttarti giù, sacco di merda”.

L’incontro iniziò da lì a poco ed il primo round fu a senso unico. Lennox Lewis non fece altro che bombardare mia nonna con il jab sinistro, evitando di usare il diretto. Mia nonna non riusciva a schivare i colpi e nemmeno a centrare il campione britannico che era nettamente più alto, grosso, veloce e potente. Nonostante le botte ricevute, il gioco di gambe di mia nonna rimaneva buono e quindi nessuno di noi all’angolo volle gettare la spugna. Nella pausa prima del secondo round le dissi che stava facendo una follia e che arrendersi sarebbe stato solamente un atto di umiltà: Lennox Lewis era troppo forte anche per lei. Mia nonna mi guardò, sorrise e mi tirò una testata: “tienili per te questi discorsi da figlio dei fiori, bastardo. Preferisco morire su ring che arrendermi!”.

Il secondo round sembrò continuare seguendo il medesimo leitmotiv del primo ma nella seconda parte del round mia nonna riuscì miracolosamente ad andare a bersaglio. I colpi subiti da Lennox non erano particolarmente pericolosi, quanto meno non per un colosso come lui, ma ebbero l’effetto di farlo imbufalire. Incitato anche dai suoi amici all’angolo (“metti a dormire la nonnina”, gridavano) Lewis iniziò ad utilizzare il diretto destro. Al secondo tentativo centrò mia nonna in pieno stendendola e facendole volare via la dentiera. Iniziai a preoccuparmi per la sua salute, era pur sempre un’anziana di 76 anni e la sua proverbiale grinta stavolta sembrava non avere alcun effetto.

Ma mi sbagliavo. Con un coraggio fuori dal comune, mia nonna si rialzò, si rimise la dentiera e caricò il campione del mondo a testa bassa. Lennox Lewis, con aria divertita, provò a respingerla con alcuni ganci al corpo, ma, forse proprio per un errore di sottovalutazione, si fece male al braccio destro. Mia nonna si accorse della difficoltà del campione e gli scaricò addosso una serie di colpi di una violenza pazzesca. Lewis in realtà non di scompose più di tanto, ma erano evidenti i suoi problemi nel difendersi dall’aggressività del suo avversario.

Il round se lo aggiudicò comunque Lewis, ma l’incontro aveva assunto un significato diverso, con mia nonna che non era più una vittima sacrificale ma un avversario un minimo temibile. Approfittando dell’infortunio del campione del mondo, mia nonna iniziò il terzo round attaccando a tutta: era veramente convinta di poterlo mettere ko. I suoi colpi non riuscivano comunque ad infliggere particolari danni a Lennox che, con una guardia shoulder-roll, schivava facilmente gli attacchi dell’anziana per poi sorprenderla con il jab. Tuttavia, verso la metà del round, quando Lewis era nettamente in vantaggio ai punti e mia nonna stava iniziando a pagare l’effetto dei numerosi jab ricevuti, accadde l’imponderabile.

Le amiche di mia nonna, che non avevano smesso di fare baracca per tutto l’incontro, erano già fuori controllo da qualche minuto. Una di loro aveva stracciato sul pavimento, tre non smettevano di ridere per chissà quale motivo mentre le altre due dopo essersi addormentate sotto l’effetto dell’alcool si erano svegliate ed avevano aggredito verbalmente la crew di Lewis.

Questi ultimi, non capendo il dialetto reggiano, non avevano assolutamente idea di cosa volessero queste anziane anche se capivano che avessero intenzioni poco amichevoli. Ad un certo punto, una delle due vecchie aveva però vomitato addosso ad uno dei neri mentre l’altra aggrediva a bottigliate gli altri amici di Lewis. A questo punto, era quindi scoppiata una rissa fuori controllo tra le vecchie ed i neri, rissa alla quale si univano immediatamente anche Galli e Giuliano in supporto delle anziane.

Lewis e mia nonna si voltarono entrambi cercando di capire cosa stesse accadendo e fu qui che l’istinto di mia nonna, ebbe la meglio sul campione del mondo. Una volta inquadrata la situazione, gli assestò una combinazione irresistibile: gancio destro e sinistro al corpo, montante destro. Lewis già dormiva come un bambino in mezzo al ring: lo aveva sorpreso a guardia abbassata e per lui non c’era stato nulla da fare. Poi mia nonna corse da me ordinandomi di toglierle i guantoni. Non feci in tempo a liberarle le mani che si era già lanciata nella mischia ribaltando completamente le sorti della maxi rissa.

La crew, composta da uomini muscolosi e atletici era infatti riuscita a sistemare le vecchie ed i due ubriaconi a supporto, ma nulla poteva contro la furia di mia nonna. Potendo finalmente usare anche i low kick ed alcune mosse di ju-jitsu, mia nonna iniziò a massacrare gli amici di Lewis uno ad uno. Le sue amiche, potendo riprendere fiato, erano poi intervenute a sostegno: per i ragazzi neri si stava insomma mettendo malissimo. Nel frattempo, mentre l’arbitro Florido era scappato a gambe levate, Maurizio Calzettoni era salito sul ring a sincerarsi delle condizioni di Lewis. Il campione del mondo stava bene e si rialzò prontamente, ma vedendo i suoi amici in difficoltà si lanciò anche lui nella mischia.

In un primo momento la rissa sembrò andare definitivamente fuori controllo, poi, i due contendenti si incrociarono nuovamente in mezzo alla calca e lì sia i neri che le vecchie ubriacone smisero di combattere e osservarono il match. Nonostante mia nonna fosse riuscita a trasformare l’incontro in una rissa da strada, Lennox Lewis ora stava combattendo al 100% e mia nonna stava subendo una lezione durissima. Ad un certo punto, ricevette due diretti destri talmente potenti che, ancora ad oggi, non capisco come non le abbiano staccato la testa. Per la prima volta, ebbi paura per la sua vita e mi fiondai contro Lennox Lewis. Avendolo attaccato alle spalle, in un primo momento riuscii a sorprenderlo, ma poi lui aggredii me e fui io a vedermela brutta.

Lewis mi stava bombardando di colpi quando mia nonna lo aggredì da dietro con una presa al collo. Lewis non aveva più modo di difendersi e mia nonna lo portò al suolo. Nonostante Lewis fosse privo di sensi, mia nonna però non mollava la presa: nei suoi occhi vedevo quello sguardo folle e spiritato che assumeva solo guardando i film di Rambo quando morivano le persone. Voleva ucciderlo ed io dovevo impedirlo. Liberai Lewis dalla morsa mortale ma venni aggredito da mia nonna: fortunatamente era abbastanza stanca e riuscii a metterla a nanna con una combinazione jab-diretto destro.

Si decise quindi di terminare così l’incontro. Si erano raffreddati i bollenti spiriti di un po’ tutti quanti e quindi i due contendenti, decisero di chiuderla qui. C’è da dire che gran parte del merito fu di Lennox Lewis che, a differenza di mia nonna, dimostrò di essere un vero sportivo. Il campione britannico accettò infatti il verdetto di pareggio proposto da me e Maurizio Calzettoni; chiunque avesse visto il succedersi degli eventi sapeva che mia nonna, nonostante il grande coraggio, le aveva prese di santa ragione. Lewis capì però che era importante chiudere la contesa e mettere più chilometri possibili tra lui e quella vecchia pazza. I ragazzi della crew accettarono anche loro di chiuderla lì: erano pur sempre ragazzi di strada abituati a vedersela con ubriaconi e gentaglia di ogni genere.

Nei mesi successivi all’incontro mia nonna non fece altro che bere e mangiare a più non posso. Non erano rare le occasioni nelle quali la vidi in diverse osterie vantandosi addirittura di aver vinto contro il campione del mondo. Ovviamente Galli, Giuliano e le ex colleghe di lavoro (ancora malconci per le botte subite) non facevano altro che confermare la cosa. Chiunque osava metterla in dubbio veniva peraltro minacciato o addirittura aggredito.

Decisi di chiudere la cosa in maniera decorosa e convinsi Maurizio Calzettoni ad inviare una mail a Lennox. Finsi che a scriverla fosse mia nonna, gli dissi che il vero campione era lui e che a giugno lo avremmo sostenuto nel match contro Vitaly Klitschko. Lewis, mostrando un vero cuore d’oro, mandò a mia nonna due casse di pregiatissimo Whiskey scozzese, accompagnate da una lettera nella quale la ringraziava per la bellissima mail che gli aveva scritto. Io e Maurizio traducemmo la lettera a nostro modo, per evitare di essere scoperti. Poi lasciammo mia nonna a scolarsi il Whiskey in compagnia dei suoi amici.


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